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La pietra
artificiale - Imitazione della pietra con malte di calce aerea - Realizzazione
di pietre artificiali con malte di cemento - Materiali e colori - Catalogazione
dei rilevati plastico-architettonici - Attrezzatura generica strumenti accessori
- Attrezzi specifici per la formatura in opera - Tecnologia esecutiva per la
realizzazione dei rilevati plastici in opera - Le finiture di superficie -
Riepilogo operativo - Tecniche di formatura per la realizzazione di elementi
architettonici fuori opera - Ricettario cromatico per la pietra artificiale -
Suggerimenti per la coloritura di tinteggi a calce - Cenni metodologici sul
restauro e la conservazione - Schema riassuntivo - -schema generale sull'uso
della calce aerea per la formatura di rilevati plastico-architettonici - -schema
generale sull'uso del cemento per la realizzazione di rilevati in pietra
artificiale - Il marmo artificiale - Procedimenti per la lavorazione dei marmi
artificiali e della tarsia a colori in serie
Dal Rinascimento ad oggi,
gli architetti hanno provato ad impiegare materiali artificiali per garantire
alle loro opere una maggiore durata. Tra gli altri Bramante, Palladio, e
Bernini, che tentarono di imitare la pietra naturale con impasti di calce. Un
tempo, il termine pietra artefatta era di uso comune per indicare i blocchi di
calcestruzzo adoperati non solo nei lavori marittimi, o di regimentazione dei
fiumi, ma anche nell'edilizia, Il Cavalieri San Bertolo ha ricordato come, nella
prima metà dell'Ottocento, fosse costume nella padana Alessandria di valersi di
pietre artificiali "invece della pietra da taglio, specialmente per la
costruzione delle parti angolari delle muraglie nelle fabbriche
civili". L'uso della pietra artificiale in architettura si diffuse, comunque,
allo scadere dell'Ottocento, contemporaneamente al più vasto impiego del cemento
e, nei primissimi anni di questo secolo, a Firenze, ha avuto felici applicazioni
nel campo del restauro monumentale. Lo ha testimoniato Guido Carocci in un suo
articolo apparso su "La Nazione" di sabato 23 settembre 1911 dove l'anziano
ispettore dell'Ufficio Regionale per la conservazione dei monumenti della
Toscana ricordava "la perfetta riuscita della moderna invenzione" utilizzata per
le bellissime metope del palazzo Grifoni in Via dei Servi e Piazza SS.
Annunziata", le quali "anziché di pietra vennero all'epoca non recente del
restauro, rifatte di pietra artificiale", così come le zoccolature del palazzo
Corsi, in Via Tornabuoni, dell'ex convento degli Scolopi in Via Martelli, e
della Biblioteca Marucelliana. Tra gli operatori che fecero largo uso del
nuovo materiale, sempre a Firenze, fu l'architetto Luigi Caldini il quale, in
una lettera del 17 ottobre 1933 indirizzata al comm. Lenzi, direttore
dell'ufficio Belle Arti del Comune di Firenze, chiese di rivestire con pietra
artificiale il nuovo campanile di San Giuseppe. Il Caldini colse l'occasione per
sottolineare la bontà di "un industria che per primo nel 1902" aveva "iniziato
in Italia". A distanza di 26 anni, poteva vantare come "il pilastro a bozze di
arenaria bigia del palazzo Niccolini, angolo Via Servi-Piazza del Duomo" era
stato da lui "ricostruito sulla vecchia pietra nel 1907", e come questo si
mantenesse "ancora perfettamente senza alcuna alterazione di colore in confronto
della pietra naturale che esiste per alcune bozze nella parte inferiore". Nella
stessa occasione, il Caldini fu costretto a notare che "la contrarietà verso la
pietra artificiale è stata determinata dalla cattiva esecuzione da parte di
alcune ditte, che adoperano cattivo materiale e non conoscono le formule
dell'impasto. E purtroppo anche adesso si vede adoperare nel centro di Firenze,
in restauri di antichi palazzi della pietra artificiale che non è che del
cemento colorito e mal patinato". A distanza di più di mezzo secolo dagli
episodi ricordati dal Carocci e dal Caldini, non si può che rimpiangere la
perdita di tal i esperienze. Le ragioni che hanno portato all'abbandono di
quella lavorazione sono diverse, e vanno dall'affermazione di nuovi sistemi
costruttivi e decorativi, all'odierna cultura del restauro e delle sue finalità,
ma sono dovute anche alla dispersione di ogni memoria sull'impiego della pietra
artificiale. Infatti la frammentazione delle botteghe artigianali, e l'aver
mantenute segrete le "ricette" da parte dei singoli manifattori, ha contribuito
non poco a fare dimenticare un'importante conquista tecnica. Basterebbe pensare
che, fino ad oggi, non era mai stato disponibile un trattato organico sulla
lavorazione e sulle caratteristiche della pietra artificiale. Abbandonato il
suo impiego negli anni cinquanta, si rimane sconcertati nei rileggere le
modalità con cui è avvenuta la ricostruzione postbellica, e nel considerare come
il dibattito culturale a favore dei beni ambientali e architettonici, in quegli
anni, non abbia prodotto una coscienza critica capace di moderare, se non
indirizzare, la politica economica e culturale del nostro paese. Anche i
documenti elaborati da Italia Nostra nei primi dieci anni di vita della
benemerita associazione, dal 1955 al 1965, non sono stati altro che denuncie di
misfatti sulle opere d'arte, senza mai arrivare ad essere proposte operative
capaci di arrestare il degrado e la perdita dei nostri beni culturali. Forse,
troppo tardi, è spettato a noi quel compito, quando tutto faceva temere la
perdita definitiva di ogni tradizione legata all'artigianato. Fortunatamente, in
questi ultimi anni, sono stati attivati corsi di formazione professionale che
hanno corrisposto più di ogni altro proposito al recupero dei vecchi mestieri, e
che hanno messo in luce il valore dell'esperienza negli operatori del passato.
Grazie ai sostegni messi a disposizione dalla Comunità Europea, e ripartiti in
sede locale dalle Regioni e dalle Province, è stato possibile ad alcune
associazioni quali l'ECIPA (Ente Confederale Istruzione Professionale
Artigianato), di farsi promotrici della formazione di giovani qualificati nel
restauro e nel recupero dei nostri centri storici. Nello stesso tempo, altre
istituzioni come la Scuola Professionale Edile, fondata a Firenze nel 1962, dopo
un primo periodo volto a formare capaci maestranze nella lavorazione del cemento
armato ed edotte delle nuove tecniche costruttive, ha rivisto il programma dei
suoi corsi, e si è indirizzata al restauro dell'architettura. Lo testimoniano i
lavori al Casone di Sorgano e alla Locanda di Pratolino, che costituiscono la
più tangibile testimonianza di come si possa operare bene anche nella didattica
del restauro, sia col proporre agli allievi le tecniche più aggiornate e
sofisticate della conservazione, che nel fare apprendere le lavorazioni del
passato. Ecco dunque, e finalmente, dei dati positivi che lasciano bene
sperare per il futuro dei nostri beni architettonici, assieme ad un volume sulla
pietra artificiale rivolto a chi si occupa dell'architettura e del suo restauro,
sia come progettista e direttore dei lavori, che come esecutore delle opere. Un
volume che è mancato agli inizi del secolo, e che incredibilmente viene redatto
ai nostri giorni grazie alla tenacia e all'amore per il loro lavoro da Marco
Cavallini e Claudio Chimenti. Due amici che da tempo si sono occupati del
recupero e della valorizzazione delle vecchie tradizioni artigiane nel campo del
colore, delle malte, della pietra artificiale, delle decorazioni
architettoniche. Dalle loro prime esperienze didattiche quali responsabili di un
seminario tenuto presso la Facoltà di Architettura, sono passati alla direzione
di corsi di formazione professionale e, per il Cavallini, si è aperto
l'insegnamento presso l'istituto d'Arte di Porta Romana e la Scuola
Professionale Edile di Firenze. Raccogliendo i frutti della loro esperienza
più che decennale, meritatamente, i due amici si sono proposti di restituirla ad
un pubblico più vasto di quello delle aule scolastiche. Alla loro ricerca e alla
loro pazienza, con gratitudine dobbiamo il testo presente, il quale, oltre a
colmare un'incredibile lacuna nei nostro sapere, si propone come una lettura
qualificata e stimolante nel campo più delicato dell'architettura, quello del
restauro.
Titolo: Pietre e marmi
artificiali Sottotitolo: Manuale per la
realizzazione e il restauro delle decorazioni plastico-architettoniche di
esterni e interni Autori e Curatori: Marco
Cavallini, Claudio Chimenti Edizione: 2000 Pagine: 184 - ill.ni
b&n e colore Prezzo Copertina: € 26.00 Prezzo EBSHOP.IT: € 22.10
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